L’IA, i giudici e l’orecchino sussurrante (1)

Il racconto “L’orecchino sussurrante”, di Scott Alexander, parla dell’esistenza, nella città immaginaria di Til Iosophrang, di un orecchino magico che sussurrava consigli ai suoi utilizzatori. Il primo di questi consigli era: «Non usarmi».

Chi non seguiva questa raccomandazione iniziava a ricevere consigli sulle migliori decisioni da prendere in ogni aspetto della propria vita:

«L’orecchino comincia offrendo consigli solo sulle decisioni principali della vita. Tuttavia, man mano che conosce meglio chi lo indossa, diventa più socievole e offre consigli su tutto, dall’ora di andare a dormire a cosa mangiare a colazione. Se segui i suoi consigli, scoprirai che il cibo della colazione era perfetto, esattamente ciò che desideravi quel giorno, anche senza saperlo. L’orecchino non sbaglia mai

Questi consigli si rivelavano invariabilmente corretti, al punto che l’utilizzatore dell’orecchino finiva per condurre una vita «eccezionalmente di successo, terminando generalmente come un pilastro ricco e molto amato della comunità, con una famiglia numerosa e felice».

A un certo punto, i sacerdoti che custodivano l’orecchino e si occupavano della sepoltura dei suoi utilizzatori, dopo molta esitazione, rivelarono che i loro cervelli presentavano una caratteristica curiosa: la neocorteccia, responsabile delle funzioni cognitive superiori come ragionamento, linguaggio, pianificazione consapevole e percezione sensoriale, era curiosamente atrofizzata, «e la maggior parte della sua massa era un cervello medio e inferiore anormalmente ipertrofico, specialmente le parti associate all’azione riflessa».

Questo racconto serve come allegoria anticipatoria del fenomeno che stiamo vivendo con l’uso sfrenato dell’intelligenza artificiale.

Sempre più persone stanno rinunciando all’uso delle proprie facoltà cognitive e del senso critico, delegandole all’IA. Questa rinuncia all’uso delle proprie facoltà, nota come cognitive offloading (scarico cognitivo), non è innocua e i suoi effetti neurologici deleteri sono scientificamente comprovati:1 recenti studi di elettroencefalografia hanno riscontrato una diminuzione sistematica della connettività cerebrale man mano che aumenta l’«esternalizzazione» cognitiva, con un minor coinvolgimento delle reti di attenzione interna e di elaborazione semantica, essenziali per l’ideazione creativa.

Il cervello dell’utilizzatore di IA subisce una riconfigurazione. I circuiti cerebrali responsabili delle funzioni esternalizzate si atrofizzano, con il conseguente declino della capacità di svolgere questi compiti in modo indipendente. Si potrebbe addirittura parlare di una sorta di lobotomia non chirurgica.

È necessario aggiungere che, tra le vittime di questa lobotomia, potrebbero esserci anche i giudici, nonostante le salvaguardie che il Consiglio Nazionale della Magistratura2 pretende di aver stabilito?

Porto Alegre, 09 giugno 2026.

Carlos Alberto Etcheverry

Magistrato a riposo e avvocato

1 KOSMYNA, Nataliya e outros. Seu cérebro no ChatGPT: Acumulação de dívida cognitiva ao usar um assistente de IA para tarefas de redação de ensaios. Cambridge, MA: MIT Media Lab, 2025.

2 L’equivalente, in Brasile, del Consiglio Superiore della Magistratura CSM.

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